“L’umiltà è una virtù che consente di riconoscere i propri limiti oltre ai pregi, e i pregi altrui oltre ai limiti”.
L’umiltà è un valore che non può essere insegnato, in alcun momento, in nessun posto.
È una virtù che dovrebbe regnare in ognuno di noi ma, purtroppo, è presente solo in alcune persone.
Ieri sera, dopo il match tra Juventus e Dinamo Kiev, finito 3-0 a favore dei bianconeri, Alvaro Morata ha dato prova di essere un campione oltre il campo, mettendo in primo piano l’uomo rispetto al calciatore.
Prima dell’intervista ai microfoni di Sky Sport, l’attaccante spagnolo ci ha tenuto a chiedere umilmente scusa all’arbitro Fabrizio Pasqua per l’episodio avvenuto sabato contro il Benevento che ha portato Morata alla squalifica, per due giornate di campionato, dopo un esclamazione fraintesa per un mancato calcio di rigore a favore della “Vecchia Signora”.
“Inanzitutto chiedo scusa all’arbitro per la parola che ha frainteso, non era mai mia intenzione offenderlo. Può darsi che non ha capito il significato della parola imbarazzante, mi riferivo al rigore. Avrò sicuramente occasione di chiedere scusa di persona e di chiarire con lui”.
Gesto unico, che racconta di una persona speciale e umile, capace di riconoscere i propri errori chiedendo scusa anche quando un suo gesto viene frainteso.
Un esempio che dovrebbe essere raccontato in tutte le scuole per far capire ai bambini i veri valori della vita.
Alvaro Morata, campione d’umiltà.
Alvaro Morata, campione d’umiltà!